espressione libera
2 dicembre 2009 – 07:16Secondo punto fermo, traballante come tutto ma oggi inamovibile per me:
IL VINO DEVE ESSERE LIBERA ESPRESSIONE DEL PRODUTTORE
Ancora una volta il pensiero urbano tende a semplificare, a ridurre tutto in categorie immediatamente riconoscibili, nasce in una realtà dove la competizione e l’aggressività sono spesso indispensabili per sopravvivere, ha bisogno di certezze, di binari sicuri per schedare, valutare, costruire gabbie del pensiero: anche quelle fatte su misura per gli spiriti liberi sono asfittiche e non ci rappresentano.
Chi produce è orgoglioso della sua differenza: “senti come è buona la mia ricotta, fratello; e le mie melanzane, quest’anno non gli ho dato acqua, la mia terra è ricca e i suoi prodotti unici”. Per il vino non solo la coltivazione della vigna ma anche il lavoro in cantina sono il risultato di un continuo approfondimento della conoscenza e della sensibilità del produttore, che comprende ed interpreta le sue uve, ma ci mette del suo, filtra l’espressione della terra e dell’uva attraverso la sua sensibilità ed applica le conoscenze che ha acquisito in un processo in cui la creatività e l’individualità trovano espressione. Sarebbe assai poco divertente se l’anfora diventasse in questo inizio di secolo una bandiera come la barrique di omologazione, se lo stesso dovesse succedere per i bianchi macerati o per i rossi con alto contenuto di acidità volatile: è una strada che non porta in alcun luogo, diventa un gioco di maniera che non appartiene alla cultura del vino e dei contadini. L’attenzione del mercato a queste pratiche che ci consente di soddisfare la prima condizione, quella del diritto a trarre il giusto compenso per il lavoro che facciamo, deve al contrario consentire una più piena e libera espressione del vitigno, del territorio e dell’uomo, deve accompagnare una rivoluzione totale nel mondo del vino, consentire ai contadini di riappropriarsi totalmente di tutti i processi legati alla produzione dell’uva e del vino.



