Naturale a chi ? II parte
28 novembre 2009 – 22:32CHI LAVORA HA DIRITTO DI VIVERE DEL SUO LAVORO IN MANIERA DIGNITOSA
ovvero il lavoro svolto nella vigna, in cantina e tutto quello necessario a promuovere la vendita del prodotto deve essere fonte di dignitoso sostentamento per chi lo fa. Parrebbe naturale. E invece sembra essere una dura conquista in un mondo come quello del vino dove i capitali investiti per impiantare vigne, allestire cantine, stoccare, confezionare ed ancora stoccare il vino sono ingenti anche per piccole produzioni che devono poi confrontarsi con hobbisti di lusso, che non vivono dal reddito delle aziende agricole, o giganti industriali che mettono in campo ingenti capitali per ( inutile dirlo ) ottenere maggiori ricavi dai capitali già investiti.
Se vogliamo operare distinguo nel vino credo sia necessario cominciare da questa prima netta divaricazione, prima ancora che tra vini naturali o meno, artigianali e industriali, esistono i vini dei contadini e quelli frutto di operazioni immobiliari o finanziarie. Il che vale per tutta la filiera, dalla coltivazione della vite alla bottiglia il contadino ha un legame di necessità con la terra, è il suo naturale difensore perché dalla terra dipende la sua vita, ora se devo scegliere o consigliare un vino non ho dubbi: preferisco quello delle piccole aziende a conduzione diretta dove tutte le fasi dalla vigna alla bottiglia sono seguite dalla stessa persona o famiglia, rappresentano compiutamente il vitigno e la terra che lo ha generato, sono sempre una buona espressione risparmiandoci spesso inutile sfoggio di tecnica, scienza e tecnologia.
Perché metto il diritto alla dignitosa retribuzione del lavoro come primo punto fermo in questa esposizione? Perché è necessaria alla sopravvivenza ed alla vitalità delle aziende viticole, e se le aziende dei contadini non sopravvivono tutti i bei discorsi sul terroir, sui vitigni e sulla naturalità restano sterili chiacchiere urbane per circoli chic e bevitori modaioli.
Ho discusso e letto molto sulla necessità di certificare i vini naturali. Ognuno dei produttori che conosco ha un approccio unico nella vigna e in cantina, molti operano in regime biologico nella vigna, tanti in biodinamico e tra questi ognuno con molti distinguo, rame e zolfo sono considerati naturali dai più, ma il rame è un metallo pesante e avvelena la terra, lo zolfo è spesso estratto dal petrolio, la monocoltura della vite consente un vero approccio biodinamico alla coltura? In cantina non si usano lieviti, enzimi, tannini, trucioli e biotecnologie, e va bene, ma che dire di muri in cemento armato e piastrelle alle pareti? E le centrali frigo sono davvero un nemico oppure indispensabili nelle aree produttive a sud, o vogliamo espiantare tutti i vigneti a sud di Firenze sotto gli 800 metri? E la solforosa? Si, no, quale, quanta? È l’anfora l’unico veicolo di trasmissione del terroir e il legno il nemico pubblico numero uno? E perchè il cemento è bello e l’acciaio brutto?
